Una sequenza che viene da uno dei quaderni di scavo di Giovanni Lilliu fa conoscere quel che nessuno in Sardegna fa mai vedere: Su Nuraxi di Barùmini, la reggia scavata da “su Babbu Mannu” dell’archeologia sarda, era una collina coltivata a fave, trenta metri di fango coprivano questa meraviglia. Di nuraghi sepolti vivi come Barumini ce ne sono centinaia nel Campidano, dove il mare è potuto arrivare con furia. Un’intera sala documenta che non è stata Barùmini l’unica vittima di quel cataclisma marino raccontato da Platone e dagli Egizi: una grande onda entrata dal golfo di Cagliari, che accoglie il mare a braccia aperte per 150 km e si restringe in questo corridoio pianeggiante di 20 km che è il Campidano, raschiando da tutta la pianura, seppellendo vivi i suoi nuraghe fino ad andare a sbattere alla giara di Gèsturi che fece da diga a tutto il resto disastro. Adesso si entra nella camera degli orrori, una “Pompei del mare”, che ha straziato la Sardegna, Sono immagini realizzate con un drone da Ettore Tronci e mostrano i nuraghi sepolti, tutti colpiti da sud, dal mare entrato da Cagliari: una “Pompei del mare” che spiega la fine della Civiltà Nuragica e che – fino a queste nostre ricerche – nessuno aveva mai ipotizzato.

Pochissimi i nuraghi scavati di più di cento che ci sono: uno scenario che stringe il cuore. A Villanovaforru scavando, è saltata fuori tanta roba da riempire tre piani del museo locale: blocchi di ossidiana, bacili di bronzo, strumenti di lavoro, meraviglie che nessun uomo avrebbe mai lasciato lì, abbandonando un posto.

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