Questo corridoio presenta ancora simbologie che rievocano la Sardegna. La primissima immagine sulla destra mostra Giona che è stato appena gettato a Tartesso dal mostro marino che, secondo la Bibbia, l’aveva inghiottito. Tartesso per anni si è pensato che fosse l’Andalusia perché Erodoto scrive che Tartesso era al di là delle Colonne d’Ercole, ma allora non si sapeva ancora che le Colonne d’Ercole di Erodoto erano al Canale di Sicilia. Del resto si vede che Giona è ben soddisfatto di essere uscito dal ventre del mostro marino e si sta riposando su un’isola che, certo, non può essere l’Andalusia. Non solo quest’isoletta a fianco ha un’isoletta più piccola, sembra proprio che si tratti di Sardegna e Corsica. Allora, siccome non è l’unica immagine di questo tipo, c’è anche un mosaico sulla nascita di Venere che rappresenta sempre due isole una più grande e una più piccola, probabilmente questo fatto annuncia alla Spagna che questa Tartesso che loro sperano che venga alla luce non è l’ da loro. Tartesso siamo noi, la Sardegna: la Tartesso dell’argento, delle grandi navi, la Tarshish della Bibbia. Qui c’è la foto del pavimento/mosaico di Aquileia che era sorvegliato, tessera per tessera, minuto per minuto da Gerolamo, il primo che ha tradotto la Bibbia in latino, e vedrete che tante altre cose, sia il tappeto per terra che la moschea in mezzo al mare che queste altre isole rappresentano questa sacralità dell’isola che accompagna tutta la storia dell’umanità

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