Nel fango…

Nel fango...

Basta.
Basta così.
Gli indizi, ormai, ci sono tutti.
Sono solo da verificare.
Successe? È potuto succedere?
È, davvero, potuta accadere una cosa del genere?
Quando – e perché – quel Paradiso di Maestri Costruttori di Torri, si coprì di paludi, stagni, fango e argilla?
Quando la gente che tirava su torri, quei Tyrsenoi – e che pavimentava strade con lastroni tutti lì ancora oggi, e che faceva santi, sacri pozzi che erano un portento di idraulica, e che conosceva le viscere della terra e i segreti del fuoco – quando quella gente, lì, smise di occuparsi del suo paradiso, dei canali, degli argini, delle banchine, dei suoi porti?
Quando si arrese?
Quando depose armi e speranza?
Quando lasciò campo libero a zanzare e a pestilentia?
E perché?
E, soprattutto: quel Paradiso, poi, a un certo punto – un giorno, un giorno qualsiasi del 1175 prima di Cristo, subito dopo che i suoi marinai avevano riaccompagnato veloci Ulisse a casa sua, su quella rotta Sardegna-Grecia che conoscevano bene – quel Paradiso poi, a un certo punto divenne Inferno?
Fu mai schiaffeggiata da Poseidone, per ripicca, quest’isola?
Coprì mai, quel Dio – un Dio Demonio – la sua città più bella con una montagna di fango?
Con tanto di quel fango che tutto il Mare – tutto il Mondo di allora – poi, lo seppe? Tanto che ne soffrì?
Che urlò. E se ne terrorizzò?
Tanto che finirono tutti ad abitare su in alto…
O dietro i monti che erano, ormai, le uniche dighe sicure dal mare?
Di nuovo: «Quando? Quando e come, quell’Eldorado smise di brillare?».
E, soprattutto: perché?
Possibile?
L’unica è provare a guardarci dentro.
Nel fango.
Sergio Frau
(Le Colonne d’Ercole, un’inchiesta, 2002, p. 476)

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